** Discussione sull'articolo:
Intervista a Dargen D'Amico **
[i]L'intervista:
Ciao Dargen,
1.
Innanzitutto partiamo dal tuo nuovo album. In una recente intervista hai dichiarato che "fare di vizi di forma virtù, significa rivalutare le cicatrici". Quante cicatrici sono racchiuse in questo tuo doppio lavoro, quanto ti hanno insegnato e quanto hanno plasmato l'artista che sei ora? Come si fa a fare di vizi di forma virtù?
[i]Bisogna innanzitutto chiarire che le cicatrici non significano solo dolore, le cicatrici sono soprattutto ricordi saporiti. Prendi per esempio una cicatrice poco profonda, magari te la sei procurata durante qualche avventura in bici da bambino, e probabilmente oggi la cicatrice ti ricorda quell’avventura, ma non di avere provato dolore. Le cicatrici ti permettono di dare un corpo reale a narrazioni che sono frutto di fantasia, rendendole plausibili. Io conosco solo la mia via per fare di vizi di forma virtù, ed è appunto pubblicare un album con questo titolo, ma non so come possano muoversi gli altri per fare altrettanto. So solo che, come dice Cocciante, si può morire e vivere ancora. Io sono il dito che indica la luna, poi ognuno si concentri sulla propria luna, trovi il proprio modo di fare di vizi di forma virtù.
2. I tuoi testi spaziano dal lavoro precario, alla routine quotidiana, fino ad un'autoanalisi del business della musica odierna. Credi che ci sia l'identificazione dei tuoi ascoltatori con te alla base del tuo successo?
[i]Non è che spazino poi molto se parlano di lavoro, routine e music business, che sono un po’ la stessa cosa, forse è questo il motivo di un successo che non è poi così pronunciato, per non parlare del fatto che alcune canzoni sono quasi antipatiche,ma lo so, non lo sapessi ma lo so. Però forse realizzare un disco è già un successo oggi. Comunque, se chiami successo quello che ho io, allora penso che alla base del mio successo ci siano i miei piedi, che in molti m’invidiano. Nonostante poi giochi molto a mio favore il fatto che mi atteggi a poeta maledetto, quello che fa appunto fatica a stare in piedi.
3. Ma è vero, come canti in "Come l'Italia e San Marino" che ti costringono a far musica per minorenni? Qual è il progetto musicale che vedi nel tuo futuro? Forse una fusione con l'elettronica potrebbe essere una nuova frontiera dell'Hip Hop?
[i]Nel momento in cui fai rap, vieni associato e paragonato ad altri rapper, specialmente a quelli che vanno per la maggiore e che oggi hanno un pubblico fortemente minorenne. E’ un discorso principalmente di target discografico. Ho in ballo alcuni progetti, ma niente di definitivo né di finito. Sicuramente la fusione con l’elettronica è una strada, ma non credo sia una nuova frontiera, è già avvenuta questa fusione. Io, nel mio piccolo è un po’ che frequento i due generi simultaneamente, e credo di essere già in ritardo rispetto al mondo.
4. Torniamo a parlare di futuro. In "C.S.A. Gode" ci fai credere che non scommetti nulla su di te, "né infamia né lode" o in "Low Cash" ti consideri "troppo cerebrale per uscirne arricchito e celebrato". E se noi scommettessimo in una tua carriera brillante magari a risollevare l'hip hop italiano con qualche sana vena di novità e "sperimentalismo", cosa ci risponderesti?
[i]Cerca di non prendere alla lettera tutto quello che dico, nel caso poi il mio fosse un grande successo, me lo godrei. Una volta goduto, cambierei nome e ricomincerei come sconosciuto con la solita tiritera dello sfigato e del precariato.
5. "Quando scrivo le strofe infilo nel tessuto un po’ del mio vissuto." Quant'è quell'"un po’"? Quanto parli del vero Dargen e quanto invece tieni lontano dai tuoi pezzi la tua vita privata?
[i]Non saprei dirti in percentuale. Il vero Dargen, come lo chiami tu, non esiste perché Dargen è un momento particolare della vita di D’Amico. Ogni cosa in sé è vera fino ad un certo punto. Qui bisognerebbe aprire il discorso su ciò che è vero e ciò che no, su ciò che è reale e ciò che no. Io la tengo molto lontana la mia vita privata, e per ora non ho molto da faticare con i paparazzi, quindi è tutto più facile.
6. Come mai la scelta di uscire con un doppio album? Da cosa nasce quest'esigenza? Come hai scelto che pezzi inserire in ciascuno dei due cd? Quale senti più "tuo"?
[i]Nei due anni di lavoro per questo cd ho scritto una cinquantina di canzoni. Ho scelto le canzoni che mi parevano più chiuse. Qualcuna l’ho eliminata nelle fasi a ridosso della stampa, qualcun’altra durante la lavorazione, quando capivo che era fuori misura per quest’album. Un po’ come “Il rap per me”, che è stata scritta ai tempi di “Musica senza musicisti”, ma è stata tenuta fuori da quell’album perché mi sviava. Li sento entrambi miei, altrimenti avrei pubblicato solo un cd.
7. Nomini spesso nei tuoi testi Gesù e la Madonna. Ci spieghi questo tuo richiamarti alla religione? Cosa scriveresti in quel famoso sms alla Madonna? Ricorda che hai solo 160 caratteri...
[i]L’idea dell’album e del titolo era un po’ che mi girava attorno, e sin dalla prima fase ideativa tutto gravitava intorno alla figura di Gesù come esempio storico di vizio di forma fattosi virtù. Quindi per riflesso c’è tutta la Sua Famiglia dentro, perché è sempre così per i personaggi pubblici, è difficile tenere fuori la propria famiglia. Quello che scriverei è privato, ma non scriverei molto nell’sms, per paura che torni al mittente, motivo: credito insufficiente.
8. "Il rap per me è dire cose che non credi, il rap per me è fare finta che domani muori". Che cos'è il rap per te? Come sta attualmente in Italia?
[i]In Italia il rap sta bene, a volte anche alto in classifica, vedi appunto “In Italia” di Fibra, che in qualche modo è sia la migliore che la peggiore manifestazione del rap italiano al momento. Il ritornello de “Il rap per me” è il miglior modo che ho saputo trovare per sintetizzare una risposta a questa domanda, per questo ti ripeto che il rap per me è dire cose a cui non credi su una musica non tua.
9. Tra le tante collaborazioni di quest'ultimo lavoro sapresti scegliere quella che ti ha arricchito maggiormente? Se potessi realizzare un piccolo sogno, chi chiameresti a far parte di una tua canzone?
[i]Mah, coi pochi dischi che vendo, arricchito, direi nessuno. E mai potrei scegliere tra le diverse sfumature di un piacere tutto mio nel collaborare con artistoni del calibro dei cari compari miei. Se potessi chiamerei Riccardo Cocciante e Samuele Bersani, giusto per citarne due tra quelli che mi attraggono.
10. Ti ringrazio per essere riuscito ad arrivare all'ultima domanda senza collassare. E per finire ti chiedo: ma Dargen, quali sono i tuoi vizi e le tue virtù?
[i]Dei vizi non saprei parlartene in modo diverso da come ne parlo sui dischi. Se invece intendi proprio i vizi reali, della vita di tutti i giorni, dei vizi in carne ed ossa, preferirei non parlarne, anche perché siamo in chiusura di intervista e non c’è più il tempo per recuperare. Potremmo parlare delle mie virtù in carne ed ossa, ne ho tre grosse: una è la tolleranza al brutto, le altre due sono i miei piedi.